Cicli stagionali nella qualità dello sperma: una nuova ricerca rivela i picchi estivi

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Un recente studio su larga scala ha identificato un modello stagionale distinto nella qualità dello sperma umano, rivelando che la motilità (la capacità degli spermatozoi di nuotare in modo efficace) raggiunge il picco durante i mesi estivi e raggiunge i punti più bassi in pieno inverno.

Pubblicata sulla rivista Reproductive Biology and Endocrinology, la ricerca ha analizzato i dati di oltre 15.000 donatori di sperma in due regioni geograficamente diverse: Danimarca e Florida, Stati Uniti. Nonostante i diversi climi, entrambe le popolazioni hanno mostrato un andamento coerente: i livelli più alti di spermatozoi “progressivamente mobili” (quelli capaci di nuotare in linea retta) sono stati registrati in giugno e luglio, mentre i livelli più bassi si sono verificati in dicembre e gennaio.

La scienza dietro la tendenza

Per raggiungere queste conclusioni, i ricercatori hanno esaminato campioni di 15.581 uomini di età compresa tra 18 e 45 anni tra il 2018 e il 2024. Utilizzando l’analisi assistita da computer, il team ha misurato volume, concentrazione e motilità.

Una domanda chiave nello studio era se la temperatura ambiente causasse direttamente queste fluttuazioni. Poiché il processo di sviluppo dello sperma dura circa 74 giorni, i ricercatori hanno osservato le temperature sia al momento dell’eiaculazione che durante i due mesi precedenti. È interessante notare che non hanno trovato nessun legame diretto tra temperatura e qualità dello sperma.

Ciò suggerisce che la stagionalità non è una semplice reazione al caldo, ma piuttosto un risultato indiretto dei cambiamenti nello stile di vita. I ricercatori ipotizzano che i mesi estivi possano apportare cambiamenti in:
Abitudini alimentari
Livelli di attività fisica
Esposizione alla luce solare

Reliquie evolutive contro realtà biologica

I risultati hanno acceso un dibattito sul perché esiste questo modello. Il dottor Sherman Silber, un urologo non coinvolto nello studio, suggerisce che la tendenza potrebbe essere una vestigia evolutiva. In molte specie animali, i cicli riproduttivi sono programmati in modo tale che la prole nasca in primavera, quando le risorse sono più abbondanti. Se la qualità dello sperma raggiunge il picco in estate, potrebbe teoricamente allineare il concepimento con un parto primaverile. Tuttavia, Silber osserva che, poiché gli esseri umani si sono adattati a sopravvivere a inverni rigidi, questo effetto è probabilmente minimo nella pratica.

Inoltre, gli esperti medici mettono in guardia dal sovrainterpretare questi risultati per la fertilità individuale. Il dottor Silber sottolinea che le variazioni osservate sono “molto, molto piccole” ed è improbabile che abbiano un impatto significativo sulla capacità biologica di concepire di una persona.

Un quadro globale complesso

Sebbene questo studio sia in linea con alcune ricerche precedenti (come i risultati provenienti dall’Italia), evidenzia quanto possano essere incoerenti le tendenze globali. Ad esempio:
Cina: uno studio su 21.000 campioni nel sud della Cina ha rilevato la tendenza opposta, con un picco di motilità a fine inverno e un calo in estate.
Fattori età: lo studio ha confermato una forte correlazione tra età e qualità, con un picco di motilità negli uomini tra i 30 anni e un calo in quelli sotto i 25 anni o sopra i 40 anni.
L’effetto pandemico: In Danimarca, tra il 2019 e il 2022 si è verificato un notevole calo della qualità dello sperma, potenzialmente a causa delle interruzioni dello stile di vita causate dai blocchi per COVID-19, seguito da una ripresa nel 2023.

“Il fatto che la stagionalità esistesse ancora quando tenevamo conto della temperatura ambiente ci ha fatto pensare che altri cambiamenti nello stile di vita potrebbero essere importanti”, ha osservato il coautore dello studio Allan Pacey.


Conclusione
Sebbene la motilità degli spermatozoi sembri seguire un ritmo stagionale influenzato dallo stile di vita e dall’età, queste fluttuazioni sono minori dal punto di vista medico. Le discrepanze tra gli studi regionali suggeriscono che gli ambienti locali e i comportamenti sociali svolgono un ruolo molto più importante nella salute riproduttiva rispetto alla sola temperatura.