The Big Oyster: come New York City è stata costruita sulle conchiglie

14
The Big Oyster: come New York City è stata costruita sulle conchiglie

Il moderno skyline di New York nasconde una storia profondamente legata alla sua, un tempo massiccia, popolazione di ostriche. La giornalista Grace Wade, per New Scientist, evidenzia The Big Oyster: History on the Half Shell di Mark Kurlansky, un libro che inquadra l’evoluzione della città attraverso la lente dei suoi allevamenti di ostriche. Il libro rivela che le ostriche non erano solo una fonte di cibo: erano fondamentali per l’ecologia, l’economia e persino l’edilizia della città.

Una festa per i coloni e le popolazioni indigene

Quando gli europei arrivarono per la prima volta all’inizio del 1600, incontrarono ostriche così grandi da essere descritte come “delle dimensioni di un piede”. Il popolo Lenape si nutriva di ostriche da generazioni, lasciando dietro di sé enormi cumuli di conchiglie – antichi cumuli di gusci di ostriche – che ancora oggi compaiono durante la costruzione della metropolitana e della linea ferroviaria. Questa non è solo una curiosità storica; illustra come le ostriche dominassero completamente il paesaggio primitivo.

Dall’oasi naturale alla giungla di cemento

Il lavoro di Kurlansky non racconta semplicemente l’abbondanza di ostriche. Ripercorre il modo in cui New York City si è trasformata da un ambiente naturale modellato da questi molluschi nel denso paesaggio urbano che conosciamo oggi. Il libro utilizza documenti storici, reperti archeologici e ricerche meticolose per mostrare come la crescita della città fosse indissolubilmente legata allo sfruttamento e al successivo declino dei suoi allevamenti di ostriche.

La storia delle ostriche di New York ci ricorda che anche le città più moderne portano tracce del loro passato naturale, spesso sepolte sotto strati di cemento e acciaio.

The Big Oyster offre una prospettiva avvincente e non convenzionale sulla storia urbana, costringendo i lettori a riconsiderare il modo in cui vedono la città. È una testimonianza del potere dei dettagli trascurati nel plasmare la nostra comprensione del presente. Il libro sottolinea l’idea che la storia di New York City non è solo una storia di ambizioni umane ma anche di conseguenze ecologiche.