Gli astronomi hanno catturato l’immagine più dettagliata fino ad oggi della regione centrale della Via Lattea, rivelando perché la formazione stellare avviene a un ritmo sorprendentemente lento nonostante l’abbondanza di gas e polvere. I risultati, ottenuti attraverso ALMA Central Molecular Zone Exploration Survey (ACES), fanno luce su un enigma di lunga data nell’astronomia galattica.
L’enigma della lenta formazione stellare
Il nucleo galattico, che circonda il buco nero supermassiccio Sagittarius A*, contiene decine di milioni di volte la massa del Sole in materiale denso. Secondo gli standard convenzionali, ciò dovrebbe alimentare un forte tasso di nascita stellare. Invece, le stelle si formano circa dieci volte più lentamente del previsto.
Perché è importante? Comprendere questa discrepanza è fondamentale perché il centro galattico offre il laboratorio più vicino per studiare il cuore delle galassie. Il nucleo della Via Lattea, sebbene estremo, offre un’opportunità senza precedenti di osservare i processi che si verificano in galassie distanti, dove i dettagli sono sfocati dalla distanza.
La svolta di ALMA: un’indagine completa
L’indagine ACES sfrutta l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) in Cile per mappare quasi l’intero arco di 650 anni luce del nucleo galattico. A differenza delle indagini precedenti, che sacrificavano i dettagli a favore di un’ampia copertura o si concentravano su aree limitate, ACES riesce a ottenere entrambi.
Il team ha misurato oltre 70 impronte chimiche nel gas – tra cui monossido di silicio, metanolo e acetone – per valutare densità, temperatura e movimento. Ciò consente agli scienziati di tracciare il flusso di gas, identificare le onde d’urto e individuare le aree in cui la formazione stellare si accende o viene meno.
Ambienti estremi e analogie dell’universo primordiale
Il nucleo galattico è caratterizzato da condizioni estreme, comprese stelle massicce che vivono velocemente e muoiono giovani nelle ipernove (a volte chiamate supersupernove). Queste colossali esplosioni, che rilasciano energia dieci volte più grande delle normali supernove, spesso portano alla formazione di buchi neri e si pensa che producano lunghi lampi di raggi gamma.
I ricercatori stanno ora utilizzando simulazioni al computer, testate rispetto ai dati dell’indagine, per capire come i flussi di gas, le nubi, le radiazioni e le esplosioni interagiscono per promuovere o sopprimere la nascita delle stelle.
“Crediamo che la regione condivida molte caratteristiche con le galassie dell’universo primordiale”, afferma Steve Longmore, leader dell’ACES, “dove le stelle si formavano in ambienti caotici ed estremi”.
Ciò suggerisce che lo studio del nucleo della Via Lattea potrebbe offrire spunti su come le galassie si sono evolute agli albori del cosmo. Analizzando i punti in cui si attiva e disattiva la formazione stellare, gli scienziati mirano a svelare le forze che controllano il tasso di nascita delle stelle in queste regioni turbolente.
I nuovi dati rappresentano un passo cruciale verso la comprensione dell’evoluzione galattica e dei processi fondamentali che modellano l’universo.
