Gli astronomi hanno creato la mappa più dettagliata finora della distribuzione della materia oscura in una vasta regione dell’universo, utilizzando il James Webb Space Telescope (JWST). Le nuove osservazioni rivelano l’“impalcatura” invisibile che governa la formazione delle galassie e la struttura su larga scala del cosmo. Questa svolta si basa sull’osservazione di come la gravità della materia oscura deforma lo spazio attorno alla materia visibile.
Rivelato l’universo invisibile
La materia oscura, che costituisce circa l’85% di tutta la materia nell’universo, non interagisce con la luce, rendendo impossibile la vista diretta. Invece, gli scienziati monitorano la sua presenza in base al modo in cui piega la luce proveniente dalle galassie lontane – un fenomeno noto come lente gravitazionale – e come influenza il movimento della materia visibile.
Lo studio, pubblicato su Nature Astronomy, si è concentrato su una zona di cielo nella costellazione del Sestante. I ricercatori hanno dedicato 255 ore di osservazione JWST a questa regione, identificando quasi 800.000 galassie. Si tratta di dieci volte di più di quanto i telescopi terrestri avevano precedentemente rilevato nella stessa area e quasi il doppio del numero osservato da Hubble. Mappando queste galassie, i ricercatori potrebbero tracciare la distribuzione sottostante della materia oscura.
Dal Big Bang alla formazione delle galassie
La mappa conferma che la materia oscura non è distribuita uniformemente in tutto l’universo. Forma invece una complessa rete di filamenti e vuoti, dove la gravità unisce la materia. Nell’universo primordiale, la materia oscura cominciò dapprima ad aggregarsi, creando pozzi gravitazionali che in seguito attrassero la materia ordinaria. Senza questi ammassi di materia oscura, l’universo sarebbe probabilmente molto più omogeneo, con molte meno galassie e stelle.
“Questa mappa fornisce prove più forti del fatto che senza la materia oscura, potremmo non avere nella nostra galassia gli elementi che hanno permesso la comparsa della vita”, spiega il coautore dello studio Jason Rhodes.
Questa ricerca evidenzia che le galassie non si limitano a formarsi ; sono costruiti su una struttura preesistente di materia oscura. Le regioni più dense di materia oscura hanno attirato gas e polvere, innescando infine la formazione stellare e creando le strutture che vediamo oggi.
Implicazioni per la cosmologia
La risoluzione senza precedenti del JWST consente agli scienziati di testare modelli cosmologici con maggiore precisione che mai. Gli studi futuri che utilizzano questo approccio affineranno la nostra comprensione delle proprietà della materia oscura e del suo ruolo nell’evoluzione dell’universo. Questa mappa dettagliata offre uno sguardo unico sulle forze invisibili che modellano il nostro cosmo, approfondendo la nostra conoscenza di come l’universo è diventato così com’è.
