I luoghi più isolati del cosmo – pianeti fluttuanti alla deriva nello spazio interstellare – potrebbero sorprendentemente essere tra gli ambienti più promettenti per la vita. Per decenni, questi “pianeti canaglia”, che non orbitano attorno a una stella, sono stati liquidati come vagabondi desolati. Tuttavia, una nuova ricerca suggerisce che le loro lune potrebbero ospitare acqua liquida per miliardi di anni, grazie alle condizioni atmosferiche uniche e al riscaldamento interno.
L’abbondanza di pianeti canaglia
Gli astronomi stimano che i pianeti canaglia siano più numerosi delle stelle nella Via Lattea, potenzialmente in un rapporto di 21 a 1. Questi emarginati planetari vengono espulsi dai sistemi stellari o si formano indipendentemente nel vuoto. Il loro isolamento era precedentemente considerato una condanna a morte per l’abitabilità, ma la scoperta di esolune in orbita attorno a questi pianeti sta cambiando questa visione.
Riscaldamento delle maree: una fornace interna
La chiave per una potenziale abitabilità risiede nel riscaldamento delle maree. Quando un’esoluna orbita attorno a un pianeta canaglia, le forze gravitazionali allungano e comprimono la luna, generando attrito interno. Questo attrito produce calore, proprio come impastare la pasta, creando una fornace interna. La sfida era identificare un modo per trattenere questo calore a lungo termine.
Il fallimento dei modelli sull’anidride carbonica
I primi tentativi di modellare le condizioni abitabili si basavano su atmosfere spesse e ricche di anidride carbonica per intrappolare il calore. Tuttavia, la CO2 si condensa ad alta pressione, trasformandosi in liquidi o solidi che non isolano efficacemente. Questi modelli fallirono perché non potevano sostenere l’acqua liquida a lungo termine.
Atmosfere di idrogeno: una svolta
Ricerche recenti mostrano che le esolune con atmosfere spesse e dominate dall’idrogeno possono mantenere l’acqua liquida fino a 4,3 miliardi di anni. Ciò è dovuto all’assorbimento indotto dalla collisione (CIA), in cui le molecole di idrogeno assorbono la radiazione infrarossa quando vengono compresse, intrappolando il calore. L’effetto è sorprendentemente efficiente e offre un ambiente stabile a lungo termine.
Modellare l’estremo: HELIOS e GGchem
Gli astronomi hanno utilizzato sofisticati strumenti computazionali per arrivare a questa conclusione. Il codice di trasferimento radiativo HELIOS ha modellato il movimento del calore nell’atmosfera, mentre GGchem ha calcolato la chimica atmosferica. Questi modelli hanno dimostrato che il riscaldamento delle maree combinato con atmosfere ricche di idrogeno può creare condizioni superficiali abitabili sulle esolune canaglia.
Limitazioni e ricerca futura
Questi risultati si basano su approssimazioni e ipotesi. I modelli attuali presuppongono una gravità costante e non tengono pienamente conto del vapore acqueo o della miscelazione atmosferica. Ulteriori ricerche perfezioneranno queste simulazioni, esplorando composizioni atmosferiche alternative e incorporando fisica atmosferica più complessa, come la formazione delle nuvole.
Sebbene questi modelli siano ancora imperfetti, la prospettiva che la vita possa prosperare sulle esolune canaglia non è più fantascienza. Si tratta di un’area legittima di indagine scientifica, che richiede ulteriori indagini.
Nonostante le restanti incertezze, questa ricerca espande la nostra comprensione dell’abitabilità oltre i tradizionali pianeti in orbita stellare. L’universo potrebbe pullulare di vita in luoghi che un tempo consideravamo inabitabili.





























